mercoledì 17 maggio 2017

domenica 30 aprile 2017

suggestioni






martedì 25 aprile 2017

Nerola, il castello

















sabato 1 aprile 2017

splendore








mercoledì 8 marzo 2017

aspettando la primavera





chi l'avrebbe detto?


Su Facebook il giornalista Marcello Foa raccomanda di leggere questo articolo, ve lo linko:

Sorpresa: il maestro di Putin è Solzenicyn

Nell'articolo si parla di molteplici incontri, pubblici e privati, tra Putin e lo scrittore Solzenicyn, che viene accreditato come suo mentore e maestro.

Chi l'avrebbe mai detto? Solzenicyn, l'intellettuale che per una vita ha lottato contro la dittatura sovietica, che a suo tempo fece conoscere i gulag, in cui fu incarcerato in quanto dissidente! Maestro in politica di Putin!
 Ricordiamo che lo scrittore russo fu accolto e andò a vivere negli USA e che molta enfasi venne data a questa storia.

A questo punto mi domando: ma la stampa non ce la racconta mai tutta intera? 

Pare che Solzenicyn parlasse di due forme di dittatura, quella sovietica di un tempo, e quella degli USA, che vuole "impiantare" la democrazia negli altri paesi e vi porta la guerra; apparentemente più dolce, ma che impone il pensiero unico attraverso televisioni e giornali.




mi sembra di stare dentro una fiaba...

  



lunedì 20 febbraio 2017

suggestioni






domenica 12 febbraio 2017

lunedì 6 febbraio 2017

la poesia del lunedì - ancora Raymond Carver


 

















Chiudersi fuori e poi cercare di rientrare

Si esce e si chiude la porta
senza pensarci. E quando ci si volta
a vedere quel che si è combinato
è troppo tardi. Se vi sembra
la storia di una vita, d'accordo.

Pioveva. I vicini che avevano la copia
della chiave erano via. Ho provato e riprovato
le finestre del pianterreno. Fissavo
il divano, le piante, il tavolo e le sedie,
lo stereo all'interno.
La mia tazza di caffè e il posacenere mi aspettavano
sul tavolo col piano di cristallo e il mio cuore
era con loro. Li ho salutati: Salve amici!,
qualcosa del genere. Dopo tutto
non era un grosso guaio.
Me ne sono capitati di peggio. Stavolta
era perfino un po' buffo. Ho trovato la scala.
L'ho presa e l'ho appoggiata alla casa.
Poi mi sono arrampicato sotto la pioggia fino al balcone,
ho scavalcato la ringhiera
e ho provato ad aprire la porta. Chiusa a chiave,
naturalmente. Ma mi sono messo a guardare dentro
lo stesso, la scrivania, le carte e la mia sedia.
Questa era la finestra davanti
alla scrivania da cui alzo gli occhi
e guardo fuori quando sto seduto là dietro.
E' molto diverso dal pianterreno, ho pensato.
E' tutta un'altra cosa.

Ed era proprio forte guardare dentro così, senza esser visti, 
dal balcone. Essere li', dentro, eppure non esserci.
Non credo neanche di poterne parlare.
Ho accostato la faccia al vetro
e mi sono immaginato là dentro, 
seduto alla scrivania. Che alzo lo sguardo
dal mio lavoro ogni tanto.
E penso a qualche altro posto
e a qualche altro tempo.
Alla gente che amavo allora.

Sono rimasto un minuto lì, sotto la pioggia.
Mi consideravo il più fortunato degli uomini.
Anche se mi ha attraversato un'ondata di dolore.
Anche se mi vergognavo violentemente
del male che avevo fatto all'epoca.
Ho spaccato quella bellissima finestra.
E sono rientrato.

da:
Raymond Carver, Racconti in forma di poesia, Minimum Fax, Roma 1999